Cos’è il Rendiconto MiFID 2: uno strumento di trasparenza
La trasparenza rappresenta un vero e proprio asset valoriale per le imprese. Vale ancora di più per le start-up, per le quali la collaborazione con un team di consulenti finanziari indipendenti in grado di supportare a livello finanziario, patrimoniale e prima ancora informativo si rivela una soluzione quanto mai interessante. Si tratta infatti di professionisti esenti da vincoli con banche e più in generale con gli intermediari finanziari: una garanzia di maggiore imparzialità.
Tra gli strumenti più efficaci a oggi utilizzati da questa figura professionale troviamo quelli del Rendiconto MiFID, detto anche Rendiconto ex post: uno dei documenti più importanti per qualsiasi investitore. Oggi vi raccontiamo qualcosa di più.
Cos’è il Rendiconto MiFID
L’introduzione del Rendiconto MiFID è avvenuta nel contesto della normativa MiFID, ovvero la Direttiva sui Mercati degli Strumenti Finanziari che ha come fine quello di offrire agli investitori un quadro informativo chiaro e al contempo esaustivo sui vari costi e oneri che hanno caratterizzato gli investimenti l’anno precedente.
Sono ancora in pochi a saperlo, ma consulenti e banche detengono l’obbligo di inviare tale documento ai propri investitori con scadenza annuale (il termine è stato fissato al 30 aprile). Maggio è dunque il mese ideale per consultarlo, in quanto si ha modo di accedere a dati recenti e precisi, a patto però di saper non solo accedere ma interpretare i vari dati.
Cosa tutt’altro che scontata vista l’assenza di un modello ufficiale e in quanto tale uguale per tutti, anche per quanto concerne la denominazione. Non cambia la sostanza: che si parli di rendiconto MiFID 2, rendiconto ex post oppure report costi e oneri (per fare degli esempi concreti) il format del documento è quello.
A cosa serve il Rendiconto MiFID: le voci presenti al suo interno
Il Rendiconto MiFID è un documento diverso dai report che la banca conferisce regolarmente ai propri clienti. È prezioso perché dà modo di verificare qual è stato il costo annuale complessivo sostenuto dall’azienda per i propri investimenti nel corso dell’anno precedente.
Contiene il costo complessivo di investimento: un dato espresso in percentuale che dà modo di capire l’incidenza dei costi sul patrimonio.
Ciò che più fa la differenza sono tuttavia le voci che compongono il patrimonio, le quali risultano ripartite in tre categorie:
- costi destinati ai servizi d’investimento: sono quelli di gestione, custodia, negoziazione, ecc. Rappresentano sostanzialmente l’importo sostenuto per il servizio;
- costi deputati agli strumenti finanziari: interessano i prodotti su cui si è investito, a seconda che si tratti di polizze, fondi, ecc.;
- pagamenti di terzi che spettano all’intermediario: si tratta della quota riconosciuta all’intermediario da parte di soggetti esterni. Indica il modo in cui viene remunerata la consulenza offerta.
Attenzione alla terza voce
L’ultima voce, quella dei pagamenti di terzi che spettano all’intermediario è particolarmente delicata, complice il fatto che dà modo di fare valutazioni non solo di natura operativa ma decisionale.
Se infatti un consulente riceve un “doppio compenso” (da parte della banca e dell’assistito) sussiste potenzialmente una condizione di conflitto di interesse, che non è detto si esplichi a danno dell’investitore: esiste ed è importante prenderne consapevolezza.
Tutto in un unico documento
Il Rendiconto MiFID è a tutti gli effetti uno strumento di trasparenza a 360°: informa sui costi e su come vengono ripartiti. E lo fa in maniera precisa e attendibile.
Un altro pregio che lo contraddistingue è che “è pronto”: spesso ci si affanna a ricercare le informazioni presenti al suo interno, cercando un po’ qui e un po’ là. Il Rendiconto MiFID 2 ovvia a tale criticità perché offre un quadro esaustivo al suo interno che dà modo di prendere decisioni consapevoli e quindi più equilibrate e proficue. Per le start-up ciò rappresenta un fattore che davvero può dare una svolta al business.

