Startup innovative: cosa sono e come sono regolamentate in Italia

Startup innovative: cosa sono e la regolamentazione giuridica in Italia

Si fa sempre un gran parlare di startup innovative: alla TV, su Internet, sui giornali. Ma cosa significa essere una startup innovativa? Cosa comporta? Che leggi ne disciplinano la composizione? Vediamolo insieme!

L’art.25 del Decreto Crescita definisce la startup innovativa come la società di capitali, costituita anche in forma di cooperativa, di diritto italiano ovvero una società europea, residente in Italia – ai sensi dell’articolo 73 del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917 – le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti:

  • è costituita e svolge attività d’impresa da non più di sessanta mesi;
  • ha la sede principale dei propri affari in Italia;
  • a partire dal secondo anno di attività della startup innovativa, il totale del valore della produzione annua, così risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sie mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro;
  • non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • non è costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo d’azienda;

Questi sono i principali requisiti delle startup innovative disciplinati dalla legge italiana.

Inoltre la startup deve anche soddisfare una serie di requisiti minimi, rappresentati da:

  • sostenere spese di ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 15% del maggiore importo tra il costo e il valore totale di produzione;
  • impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo

– in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;

– ovvero, in misura uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’art. 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004 n. 270;

  • sia titolare:

– o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, ovvero

– dei diritti relativi a un programma per elaborare originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa;

Questa è la principale normativa italiana inerente le startup innovative.

Startup innovative: ma quante ne sono in Italia?

A fine 2017 le startup innovative sono 8.391, 460 in più rispetto a tre mesi fa e quasi 1.000 in più rispetto allo scorso 30 giugno. La maggior parte delle startup innovative si trovano in Lombardia, di cui 1370 a Milano e aree limitrofe. Un elevato numero di startup innovative poi si trova in Trentino-Alto Adige e Marche. Le startup innovative diventano anche creatrici di nuovi posti di lavoro: impiegano infatti oltre 42.000 persone tra soci e addetti. Pur presentando un valore di produzione medio contenuto, queste hanno espresso nel 2016 un fatturato complessivo considerevole: 761.450.401 euro, oltre 35 milioni in più rispetto a tre mesi fa. Ma non basta ancora per colmare il gap con gli altri paesi europei. Infatti il problema principale delle startup italiane rimangono i capitali raccolti per finanziare la propria attività: siamo ultimi in Europa, dove a dominare è il Regno Unito, seguita da Germania e Francia. Grande balzo in avanti nei paesi del Nord Europa con la sorpresa Estonia, che punta molto sul digitale. In Italia l’unica startup italiana a crescere è Yoox, che entra nel gruppo degli 86 scalers comunitari, ossia i campioni capaci di incassare fondi per oltre 100 milioni di euro.

Secondo voi perchè in Italia abbiamo questa difficoltà? Quale “ricetta” individuate per risolverla? Parliamone insieme!

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