“The Laughing Room”: l’intelligenza artificiale della risata

“The Laughing Room”: l’intelligenza artificiale della risata creata dal MIT

Ridere fa bene all’anima e sono ormai noti gli effetti benefici che la risata produce sul nostro organismo.

In questo post di StartUp Magazine vi mostriamo un interessante studio prodotto dal MIT, che ha riprodotto un’intelligenza artificiale in grado di cogliere mediante algoritmo frasi e battute fatte dall’uomo, producendo quando opportuno una fragorosa risata.

Per testare l’algoritmo l’autore e illustratore Jonathan Sun, studente del MIT, ha riprodotto una stanza con divani, sedie, luci soffuse, tavolino da caffè, in generale una situazione da sitcom anni ’80 e fatto accomodare all’interno di questa alcuni volontari che hanno partecipato all’esperimento. La stanza era chiusa dall’esterno e si trattava di uno spazio chiuso da vetri, fiancheggiato da luci brillanti e microfono, con una serie di computer portatili e una videocamera posizionati all’interno della stanza. La gente vagava nella stanza e cominciava a interagire. Dopo una pausa nella conversazione, una risata risuonava nella stanza, provocando autentiche risatine dal gruppo di sconosciuti.

Laughing room
Fonte: MIT

In cosa consiste The Laughing Room

Presentata alla Cambridge Public Library di Cambridge, Massachusetts, dal 16 al 18 novembre, “The Laughing Room” era una stanza artificialmente intelligente programmata per riprodurre una traccia audio di risate ogni volta che i partecipanti dicevano qualcosa che il suo algoritmo riteneva divertente. Sun, affiliato al Berkman Klein Center for Internet and Society della Harvard University e ricercatore creativo presso il metaLAB di Harvard, ha creato questo progetto per esplorare il ruolo sempre più sociale e culturale della tecnologia negli spazi pubblici e privati. Le installazioni sono state presentate come parte di ARTificial Intelligence, un programma in corso guidato dal professore associato di letteratura del MIT Stephanie Frampton, che promuove il dialogo pubblico sulle emergenti implicazioni etiche e sociali dell’intelligenza artificiale (AI) attraverso l’arte e il design.

“Cambridge è il luogo di nascita dell’intelligenza artificiale e questa installazione ci dà l’opportunità di pensare ai nuovi ruoli che l’AI gioca nelle nostre vite ogni giorno”, ha affermato la Frampton. “Era importante per noi impostare le installazioni nella biblioteca pubblica di Cambridge e nelle biblioteche del MIT, dove potevano scatenare una conversazione aperta sulle intersezioni tra arte e scienza”.

In un’intervista rilasciata al giornale dell’Università, Sun ha affermato:

“Volevo che l’installazione assomigliasse ad una sitcom degli anni ’80, uno spazio privato e familiare. Volevo esplorare il modo in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando la nostra concezione dello spazio privato, con prodotti come Amazon Echo o Google Home, dove sei ascoltato da un’entità non umana”.

“The Control Room”, un’installazione complementare che si trova nella Hayden Library del MIT, mostrava un live stream dell’azione in “The Laughing Room”, mentre un altro monitor mostrava l’algoritmo che valutava il discorso della gente in tempo reale. Anche i flussi live sono stati condivisi online tramite YouTube e Periscope.

È un’estensione della metafora della sitcom, l’idea che la gente ti stia guardando“, ha detto Sun. L’artista era interessato a vedere come le persone avrebbero agito, sapendo di avere un pubblico in ascolto. Avrebbero lavorato per far scattare l’algoritmo?

AI
Fonte: MIT

Programmazione divertente

“Quasi tutto l’apprendimento automatico parte da un set di dati”, ha dichiarato Hannah Davis, artista, musicista e programmatrice che ha collaborato con Sun per creare l’algoritmo di installazione. Ha descritto il processo all’evento “Artists Talk Back“. La tavola rotonda ha incluso Davis, Sun, Frampton; il collaboratore Christopher Sun, l’assistente alla ricerca Nikhil Dharmaraj, Reinhard Engels, responsabile della tecnologia e dell’innovazione presso la biblioteca pubblica di Cambridge, Mark Szarko, bibliotecario presso le Biblioteche del MIT e Sarah Newman, ricercatrice creativa presso il metaLAB. Il panel è stato moderato dal fondatore e direttore di metaLAB Jeffrey Schnapp.

Hannah Davis, per programmare l’algoritmo, ha analizzato battute da cabaret da YouTube, selezionando spettacoli di donne e persone di diverse etnie per evitare di programmare misoginia e razzismo nel modo in cui l’intelligenza artificiale identificava qualcosa di divertente. A seconda della capacità della battuta di essere interpretata dall’algoritmo come divertente, la traccia della risata veniva riprodotta a intensità diverse.

Risate false, connessioni reali

Sun ha riconosciuto che le reazioni dei partecipanti di “The Laughing Room” sono state contrastanti:

“Metà delle persone è uscita dicendo” è stato davvero divertente”, ha affermato.L’altra metà ha detto che è stato da brividi“.

Questa è stata l’impressione condivisa da Colin Murphy, uno studente della Tufts University: “Questa idea che tu sei lo spettacolo di un robot, è stato davvero strano.”

“Non sembrava che seguisse alcun tipo di struttura”, ha aggiunto Henry Scott, che ha partecipato all’esperimento. “Sentivo che non stava ridendo alle battute, ma che stava ridendo di noi. L’intelligenza artificiale sembra cattiva.”

C’è una risata che viene naturale dopo la risata dell’AI e dimostra come questa può far emergere l’umanità nelle persone”, ha detto Newman alla tavola rotonda.

Frampton ha notato come la configurazione dell’installazione abbia anche portato a connessioni inaspettate:

“Ha permesso agli estranei di avere conversazioni tra loro che non sarebbero mai accadute senza che qualcuno ascoltasse.”

“Questa è stata una straordinaria collaborazione e ci ha mostrato quanto interesse ci sia in questo tipo di programmazione e quanta energia può derivare dall’usare le biblioteche in modi nuovi”, ha terminato la Frampton.

 

Insomma se vogliamo ridere, ridiamo di noi stessi e usiamo l’AI che ride alle nostre battute. Sembrerà strano, ma forse potrebbe essere uno stimolo in più alle conversazioni umane.

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