Recovery Plan: quali sono i punti chiave e i settori di riferimento

È da quando è cominciata l’emergenza Covid-19, esattamente dall’aprile 2020, che i governi europei discutono a proposito delle misure a sostegno dell’economia, il cosiddetto Next Generation EU o PNRR, più comunemente conosciuto come Recovery Plan.

La somma stanziata è davvero notevole e raggiunge l’ammontare complessivo di 750 miliardi di euro. L’Italia, in quanto uno dei Paesi maggiormente colpiti dal Covid-19, ne riceverà una fetta importante, pari a circa 200 miliardi di euro.

Per le aziende del Belpaese si tratta di un’occasione senza precedenti per riuscire a colmare non solo i vuoti importanti lasciati dalla pandemia ma anche quelle problematiche che le PMI si trascinano indietro da anni, soprattutto per quanto riguarda l’innovazione digitale.

Fondamentale riuscire a trovare il finanziamento più adatto rispetto alle specifiche necessità, motivo per cui sono sempre di più le imprese che scelgono di realizzare una partnership con società del mondo finanziario. Tra queste una delle più interessanti è IBS Consulting, una realtà specializzata da oltre 25 anni nei settori della finanza ordinaria, straordinaria e comunitaria, in grado di offrire una professionalità a tutto tondo nella ricerca del miglior piano di ammodernamento monetario.

In questo articolo vi parliamo dei punti chiave del PNRR e di quali sono i settori maggiormente interessati.

I pilastri del PNRR

Le risorse del PNRR saranno erogate all’Italia gradualmente, per un totale di 222,1 miliardi disponibili entro il 2026. Serviranno non solo, come ha dichiarato il Presidente del Consiglio Mario Draghi “a riaparare i danni della pandemia” ma anche a garantire il raggiungimento della parità di genere, motivo per cui a essere particolarmente interessati sono i giovani, che in Italia presentano attualmente uno dei tassi di occupazione tra i più bassi d’Europa, e il Mezzogiorno.

Gli altri pilastri del PNRR sono l’impegno dal punto di vista della digitalizzazione e, allo stesso tempo, lo sviluppo di politiche per quanto riguarda la transizione ecologica. Il piano si articola secondo 6 missioni che vedono, andando più nel dettaglio, quasi 50 miliardi destinati alla Digital Transformation e 68,7 miliardi a favore della sostenibilità nonché della resilienza del sistema economico.

Per le aziende, e in particolare per le PMI, il tessuto economico italiano colpito non poco dalla pandemia, si tratta di opportunità concrete di sviluppo non solo nel breve ma anche nel medio lungo periodo. A patto, naturalmente, di riuscire a gestire al meglio le risorse, a cominciare dalla ricerca del finanziamento più adeguato.

I settori di riferimento del Recovery Plan

I settori interessati dal PNRR sono diversi e riguardano sia il pubblico sia il privato. Per tutti valgono le politiche orientate verso la digitalizzazione, l’ecologia e l’inclusione. Nel dettaglio gli ambiti maggiormente interessati sono:

  • Trasporti.
  • Turismo.
  • Automotive.
  • Energetico.
  • Cultura.
  • Settore dei rifiuti.
  • Aziende del mondo della Digital Economy.
  • Istruzione.
  • Sistema sanitario.
  • Sanità.

Come si può vedere si tratta, sostanzialmente, di sostegni trasversali a favore dell’economia. L’obiettivo ambizioso è quello di aumentare il PIL di 3,6 punti percentuali e, per quanto riguarda l’occupazione, di ottenere una crescita entro il 2026 che coinvolga, in modo particolare, le categorie più fragili, ovvero donne e giovani, secondo prospettive volte a garantire una migliore qualità della vita.

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