Piccole e Medie Imprese, tra scelte coraggiose e un nuovo approccio aziendale

A seguito della crisi finanziaria molte aziende, soprattutto le Piccole e Medie Imprese, hanno dovuto attuare dei cambiamenti per mantenere la propria competitività, tra cui la riduzione dei costi operativi, l’integrazione di nuove tecnologie, la modifica dell’ambito delle proprie attività, l’outsourcing, variazioni delle e condizioni e dell’organizzazione del lavoro. Il successo di queste misure è stato spesso determinato dal modo in cui sono esse state implementate e dalle relazioni esistenti tra management e dipendenti. Le aziende che registrano i risultati più positivi, sia per le organizzazioni che per i dipendenti, come riportato dai dirigenti e dai sindacati, sono state impegnate in un dialogo continuo con i lavoratori, hanno chiesto un feedback regolare da parte della direzione e del personale sulle nuove politiche e hanno offerto formazione per gestire le condizioni di lavoro modificate dove necessario, anche ricorrendo ad una riduzione dell’orario di lavoro.

Questi cambiamenti strutturali si sono resi necessari dopo la verifica che, in media, oltre il 20% delle imprese italiane non supera il terzo anno di vita e il 40% non riesce a chiudere il suo quinto anno di fatturato. Una realtà che si deve intendere a compensazione tra le nuove start up che nascono ogni anno, anche grazie agli incentivi statali ed europei, e quelle che falliscono per mancanza di risorse o per cattiva gestione societaria. 

Gli imprenditori che invece hanno avuto il coraggio di adeguarsi alle leggi del mercato, sociali ed economiche, hanno visto aumentate sia le performance che la competitività della propria realtà industriale. Eppure il 38% dei proprietari societari appare ancora scettico nell’introduzione dello Smart Working a causa del limitato grado di digitalizzazione dei processi aziendali. 

La scarsa digitalizzazione appunto, o la mancanza di cultura digitale è un’altra pecca in Italia che si accompagna anche alla scarsa conoscenza della lingua inglese che non permette ad alcune imprese di aprirsi al mercato estero. Eppure proprio la tecnologia appare una delle vere soluzioni a risoluzioni della seconda lacuna aziendale degli ultimi tempi: la lentezza e il maccheronico dispiego delle pratiche burocratiche

Da qualche anno sono disponibili dei software di fatturazione online, come quello di Fatture in Cloud, giovane startup informatica nata nel 2014 da un’idea di alcuni imprenditori che volevano provare a bypassare i problemi causati dalla lentezza della burocrazia, che ad ogni azienda causa fino a 36 giorni all’anno per essere espletata.  Anno dopo anno questo software si è imposto sul mercato sempre più come una realtà ben strutturata, tanto da veder affiliati ad esso ben 350.000 clienti e 40.000 commercialisti nel 2019. 

Eppure i suoi fondatori non smettono di supportare le piccole realtà, attivando una promozione rivolta ai professionisti in possesso di partita IVA in regime forfettario, che offre dodici mesi gratuiti per la creazione di un account e l’uso di tutti i servizi compresi in esso. In particolare questo supporto sarà attivo su: creazioni di fatture e preventivi in un attimo, fuori ufficio o dal cliente è possibile creare al volo un preventivo o una fattura in modo semplice e veloce. Invio di solleciti di pagamento anche automatici ai clienti smemorati. I moduli sono già precompilati, bisogna solo pianificare l’invio scegliendo l’inoltro il giorno della scadenza, prima o dopo di essa in libertà. Scadenziario: Fatture In Cloud ricorda in automatico quando stanno per scadere i pagamenti in entrata e uscita, i moduli F24 e le tue scadenze personalizzate. 

 

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