Norman, l’intelligenza artificiale..psicopatica!

Norman, l’intelligenza artificiale..psicopatica messa a punto dal MIT!

I ricercatori statunitensi del MIT hanno dimostrato come anche un’intelligenza artificiale può essere programmata come psicopatica, attraverso le informazioni che ne influenzano l’algoritmo.

Si chiama Norman – come il protagonista del film Psycho – ed è stato “addestrato” sottoponendogli foto di persone morenti ed ottenendo come risultato un’intelligenza artificiale addestrata per vedere solo quel tipo di informazione. Osservando quelle foto e venendo sottoposto al test di Rorschach, il nostro Norman ha dato risposte inquietanti, che hanno lasciato di stucco i ricercatori.

Per confermare la validità delle prove, gli stessi ricercatori hanno addestrato un’altra intelligenza artificiale facendogli vedere altre foto, molto più “tranquille” di soggetti diversi (animali, persone, etc.). A questo punto entrambe le intelligenze artificiali sono state sottoposte nuovamente al test di Rorschach ed i risultati hanno confermato l’ipotesi iniziale.

Mentre Norman vedeva nelle immagini sottoposte delle figure inquietanti, come uomini che subivano scariche elettriche, oppure uomini a cui è stato sparato a morte o ancora uomini uccisi da scariche di mitragliatrici, l’altra intelligenza artificiale, a cui erano state somministrate le foto “normali” vedeva vasi di fiori, uccellini sui rami o guanti da baseball.

Con questo esperimento i ricercatori hanno dimostrato che i dati che vengono normalmente utilizzati per addestrare un algoritmo, sono profondamente influenti sul suo comportamento, quindi quando si parla di un algoritmo “razzista”, in realtà è più corretto riferirsi ai dati che vengono usati.

Un problema simile accadde con l’intelligenza artificiale TAY, sviluppata da Microsoft per utilizzarla come utente Twitter; a pochi giorni dal suo lancio, a causa dei commenti che leggeva, è diventata razzista.

Inoltre un’altra curiosità vuole che i pregiudizi di chi programma queste intelligenze artificiali sono profondamente influenti sull’intelligenza stessa a livello di dati somministrati.

Insomma, per adesso è sempre e comunque “l’uomo che guida la macchina” e non viceversa. Vedremo nei prossimi anni cosa ci riserveranno i programmatori e cosa verrà fuori dal mondo dell’AI.

E voi: cosa ne pensate di tutto questo? Che opinione avete sulla funzionalità dei robot e delle Intelligenze Artificiali? Parliamone insieme!

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