Lean Startup: cos’è e come funziona

Lean Startup: cos’è e come funziona nel post di StartUp Mag

Bentrovati su StartUp Mag, il sito dedicato al mondo delle startup e dell’innovazione. Per il post di oggi voglio parlarvi di un metodo del quale tutti gli startupper hanno di sicuro sentito parlare: stiamo parlando del metodo Lean Startup, sviluppato da Eric Ries con l’aiuto di Steve Blank e Alexander Osterwalder all’inizio degli anni ‘2000 e ancora oggi molto in voga. Questa metodologia aiuta le startup a sviluppare il proprio potenziale e ha ancora senso laddove il capitale di rischio è scarso.

Lean Startup: cos’è e quando nasce

Il metodo Lean Startup nasce come detto all’inizio degli anni ‘2000 in Silicon Valley dopo lo scoppio della bolla delle dot.com. Infatti prima di allora le startup venivano ricoperte di denaro, anche se avevano un modello di business con problematiche evidenti. Ed è così che venivano finanziate forse troppo frettolosamente dai venture capitalist e quotate in Borsa. Infatti ci troviamo in un periodo di forte speculazione nel settore, e forse con startup che offrivano un prodotto non adatto a soddisfare i bisogni dei clienti. Allo scoppio della bolla speculativa, le startup finirono la liquidità, gettando nel panico investitori e risparmiatori.

E’ proprio in questo periodo che nasce la Lean Startup come deterrente a questo problema e come metodologia utile ad aiutare le startup a sopravvivere quando il capitale di rischio è scarso. A questa metodologia lavorano tre evangelist: Eric Ries, Steve Blank e Alexander Osterwalder, che sviluppano una serie di modelli utili a tenere sotto controllo la situazione.

In un’intervista apparsa sul libro “Silicon Valley: sogna, credici e realizza” edito Hoepli, Steve Blank ha così commentato la nascita del metodo Lean Startup:

“Le startup avevano bisogno di una metodologia per preservare il capitale e sopravvivere abbastanza per generare profitti. Dovevano essere sicure che quello che stavano costruendo era quello che i clienti volevano”.

Oggi questo metodo è applicato da tantissime startup e ha dato vita a un corso in Lean Launchpad presso l’Università di Stanford e in altre 30 università nel mondo.

Ma quali sono gli step e i modelli da applicare per la Lean Startup? Vediamoli nelle righe che seguono.

Step 1: la startup non è una grande impresa

Il primo assunto da cui partire secondo Steve Blank è la differenza tra startup e impresa già consolidata. Se infatti il business model è un concetto caro al mondo dell’impresa tradizionale, dove nel corso degli anni si è costruito un modello che va avanti nel tempo e richiede l’ausilio della programmazione pluriennale, nel caso di una startup ciò non è valido. Infatti in questo caso gli strumenti da realizzare sono più flessibili e facilmente aggiornabili rispetto al BM tradizionale. Anche perchè – secondo Steve – “Molte startup sono alla ricerca del proprio modello di business e hanno bisogno di arrivarci col tempo”.

Step 2: il cliente al centro

Al centro dell’intero modello Lean Startup vi è il cliente, e non il prodotto e la tecnologia. Bisogna infatti capire chi è il cliente e come soddisfarlo e solo in base a questo strutturare prodotto e tecnologia, e non viceversa.

Da qui nasce il modello ideato da Steve Blank chiamato Customer Development, diviso nelle seguenti fasi:

Customer Discovery —–> Customer Validation —–> Customer Creation —–> Company Building

Se i primi due passaggi hanno l’obiettivo di individuare il proprio modello di business in base alle esigenze del cliente, gli ultimi due passaggi permettono di metterlo in pratica, passando poi ad un’organizzazione più strutturata (Company Building), il cui obiettivo è dimostrare che il business è profittevole e scalabile.

Step 3: Get Out Of The Building

Il terzo passo è molto importante è riguarda il testare il proprio prodotto/servizio, parlandone direttamente ai potenziali clienti. E’ stato coniato a riguardo il termine inglese di “Get Out Of The Building” che è traducibile proprio come “Esci dalla tua azienda”, cioè approccia al cliente e verifica che il business sia interessante per lo stesso.

Gli obiettivi dovranno essere: individuare potenzialità e problematiche legate al business, e chi meglio di coloro che dovranno acquistarlo possono darti il parere più importante?

Step 4: se qualcosa non funziona, fai Pivot

In questa fase se lo startupper si accorge che qualcosa non va nel prodotto/servizio, è utile rivederlo. In questo caso si parla di Pivot, cioè aggiustamenti utili a migliorare la propria idea di business. Può essere legato al target di clienti, alle caratteristiche del prodotto, alle sue funzioni d’uso e via discorrendo.

I cambiamenti possono essere marginali o più profondi, a seconda delle situazioni.

Step 5: non fare il Business Plan ma il Business Model Canvas e la Value Proposition Canvas

Come detto, una startup non è un’impresa già solida e profittevole. Ha bisogno prima di incontrare la sua vera anima e il suo posto nel mondo degli affari. E’ per questo che sarebbe più utile sviluppare Business Model Canvas e Value Proposition Canvas anziché il tradizionale Business Plan.

Il Business Model Canvas è stato ideato da Alexander Osterwalder ed è uno schema composto da nove riquadri vuoti, da riempire con dei post-it. Gli spazi sono:

  • Key Partners (partner chiave per il tuo business);
  • Key Activities (attività chiave per il tuo business);
  • K. Resources (risorse chiave per la tua startup);
  • Cost Structure (struttura dei costi);
  • Value Proposition (il valore creato dal prodotto/servizio ai clienti);
  • Customer Relationships (relazioni con i clienti);
  • Channels (canali di vendita);
  • Customer Segments (segmenti di clienti interessati al mio business);
  • Revenue Streams (Flussi di ricavo derivanti il mio business);

Questo modello va aggiornato in continuazione, aggiungendo e/o eliminando voci ed elementi non utili o sbagliati.

Da questo, poi si giunge al modello di Value Proposition Canvas, che rappresenta invece una specifica di una delle voci più importanti contenute nel modello precedente (Value Proposition).

Questo modello è composto da due parti:

  • Value Map, dove abbiamo tre voci rappresentate da Prodotti/Servizi, Pain Relievers (come ridurre le difficoltà del cliente) e Gain Creators (come generarne vantaggio, soddisfazione);
  • Customer Profile, divisibile in Customer Jobs (obiettivi), Pains (problemi da risolvere) e Gains (vantaggi da ottenere);

Step 6: costruisci una startup leggera

L’ultimo step di costruzione di una startup è quello di partire leggeri, pronti a modificarsi e cambiare il proprio core business a seconda di come si evolve la situazione. Quindi meglio partire leggeri senza costi fissi e a lungo termine, senza un prodotto finito e un modello complesso, più difficile da modificare. Tutto deve essere strutturato per fare in modo da cambiarlo in corso d’opera.

Ed è qui che si inseriscono alcuni concetti cardine, quali:

  • Lean Manifacturing, per evitare sprechi;
  • Minimum viable product, un prodotto che ha caratteristiche di base atte a funzionare ma facilmente modificabili;
  • Feedback loop, ossia il ciclo Creazione-Misurazione-Apprendimento, utile a capire dove si sta andando, cosa si sta facendo e come modificarlo in corso d’opera;

In definitiva i 5 principi cardine del metodo Lean Startup sono:

  • Gli imprenditori sono dappertutto;
  • L’imprenditoria è una forma di management;
  • L’apprendimento deve essere convalidato;
  • Build, Measure, Learn;
  • Sviluppo di una contabilità dell’innovazione;

Per maggiori informazioni sul Metodo Lean Startup, consigliamo di leggere uno dei libri dedicati alle startup, e nel nostro caso quello redatto da Eleonora Chioda e Tiziana Tripepi, che abbiamo sfogliato con molta attenzione e abbiamo trovato estremamente interessante. Alla prossima da StartUp Mag!

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