Droni autonomi per misurare l’inquinamento dell’aria: lo studio del MIT

Droni autonomi per misurare l’inquinamento dell’aria: lo studio del MIT nel post di StartUp Mag

Combattere l’inquinamento è una delle più grandi sfide che deve affrontare, in questa nuova Era, l’essere umano. Tra le tante tipologie di inquinamento a cui fare attenzione, l’inquinamento dell’aria è quella che desta maggiore preoccupazione. Smog, fabbriche in funzione, emanazione del pericolosissimo gas serra, e tutta una serie di attività sviluppate dall’uomo producono danni gravi all’aria che respiriamo e richiedono quindi un intervento rapido ed efficace. Ed è qui che scendono in campo Scienza e Tecnologia, unite per sconfiggere il problema.

E’ di poco fa la notizia pubblicata dal MIT, di uno studio volto a utilizzare i droni per rilevare questo tipo di inquinamento. Infatti, gli ex studenti del New Engineering Education Transformation Program (NEET) del MIT hanno lavorato insieme, a distanza da tutto il mondo, per progettare delle macchine autonome in grado di assolvere a tale compito.

Ma come funzionano?

Nello specifico si tratta di droni autonomi che volano a 100 metri di altezza, sorvolando i centri abitati. Il loro obiettivo è singolare: misurare sistematicamente la qualità dell’aria di tutto il paesaggio metropolitano, fornendo aggiornamenti regolari a un modulo di comunicazione centrale, in attesa di una nuova serie di istruzioni. Il modulo centrale a cui viene comunicata la notizia, integra ogni nuovo punto dati fornito con una piccola flotta di droni, elaborandoli in base ai modelli di vento e traffico e alle informazioni storiche sui punti caldi dell’inquinamento. Quindi alla flotta vengono assegnati nuovi waypoint di campionamento e rilanciati nell’aria.

Il loro sistema rappresenta un approccio fondamentalmente diverso al monitoraggio della qualità dell’aria rispetto ai sistemi fissi, utilizzati abitualmente nelle aree urbane, che secondo il gruppo di lavoro a capo della scoperta, spesso non riescono a rilevare l’eterogeneità spaziale nei livelli di inquinamento in un paesaggio urbano.

Data la loro distribuzione limitata e la mancanza di mobilità, questi sistemi sono infatti in realtà solo un indicatore affidabile della qualità dell’aria che circonda direttamente ogni punto di monitoraggio, ma i loro dati sono riportati come se fossero rappresentativi della qualità dell’aria in tutta la città, affermano i neolaureati.

Questo nuovo programma NEET è stato lanciato nel 2017, a cui partecipa la quarta più grande comunità accademica universitaria, con più di 186 studenti partecipanti al progetto. Inoltre sono rappresentati 23 major di 13 dipartimenti differenti. Il 64% degli studenti sono donne e il 28% fa parte di gruppi di minoranze etniche.

Oltre a progettare un sistema di droni in grado di catturare efficacemente le variazioni di quartiere nei livelli di esposizione all’inquinamento, i membri del progetto NEET hanno creato un’interfaccia web che potrebbe sovrapporre queste informazioni ai dati socioeconomici dell’area analizzata, come reddito, razza, composizione della famiglia, stato di disabilità, alloggio tipo e mezzi di trasporto utilizzati. Ciò renderebbe pubblici e più facili da dimostrare i modelli e le disparità nell’esposizione all’inquinamento atmosferico, qualcosa che secondo gli studenti potrebbe aiutare le comunità colpite a sostenere il cambiamento che l’aspetta.

Non sappiamo se questo progetto avrà o meno la sua ribalta, ma siamo sicuri che siamo sulla buona strada almeno nel misurare effettivamente i livelli di inquinamento dell’aria, e poter così intervenire con maggiore efficacia. Non possiamo più attendere oltre, l’uomo deve agire con rapidità per salvaguardare il proprio habitat.

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