Credito: le PMI italiane investono nella crescita

Dopo le difficoltà affrontate nello scorso anno, le PMI riprendono ad investire nella crescita e ricominciano a pensare al futuro.

Un quadro confortante quello descritto nel quarto Osservatorio delle Piccole Imprese Italiane da Credimi, il digital lender specializzato nei finanziamenti alle imprese e Nextplora, agenzia di Insight Management.

Su un campione analizzato di 1000 aziende con fatturato fino a 20 milioni di euro, l’80% di imprese ha meno di 50 dipendenti, il 48% ha sede nel Nord Italia, il 33% nel Sud e nelle Isole ed il 18% nel Centro Italia.

Nuove motivazioni spingono ora le PMI a richiedere liquidità per affrontare le difficoltà economiche: se nel 2020, in assenza di strategie strutturate, di fronte alla crisi molte imprese sono state costrette ad adottare un piano conservativo in attesa di tornare alla normalità, ora si evidenzia una maggiore capacità di reazione da parte delle ditte individuali e delle società, portate a cambiare rotta e ad essere flessibili per poter cogliere le nuove opportunità del mercato.

Se quindi prima le richieste di finanziamento erano l’unico modo per fare fronte alle spese e retribuire i dipendenti, nel 2021 le piccole e medie imprese hanno puntato a rimettersi in piedi attraverso nuovi investimenti.

Come e perché si finanziano le PMI

Il nuovo scenario è sottolineato con forza dai dati dell’Osservatorio, dove il 2021 viene descritto come un anno di assestamento, in cui le pmi hanno cercato di rimettersi in piedi attraverso richieste di finanziamento più consistenti. I numeri parlano chiaro: nel 2020 solo il 7% delle imprese richiedeva cifre al di sopra dei 100.000€, mentre nel 2021 ben il 39% delle piccole e medie imprese ha dichiarato di ottenere importi superiori.

Cambiano le cifre così come le motivazioni, non più “emergenziali” ma ora di prospettiva: soltanto il 30% delle imprese intervistate ha affermato di voler utilizzare il prossimo finanziamento per motivi di liquidità ed il 28% per pagare i fornitori.

Gli imprenditori intendono ora investire sempre più nella crescita della propria attività ottimizzando e implementando gli aspetti più in linea con i trend del mercato e le nuove esigenze dell’utenza, dal rinnovo del magazzino all’e-commerce fino all’acquisto di macchinari e software per una migliore gestione dei processi aziendali.

Vari gli strumenti utilizzati secondo i dati dell’Osservatorio: il 45% delle ditte individuali ha optato per un fido mentre il 50% ha scelto le carte di credito, circa il 37% delle aziende con fatturato tra i 5 e i 20 milioni di euro predilige invece capitali propri.

Settori più coinvolti e principali investimenti

A fare maggiormente ricorso ai finanziamenti sono state soprattutto le aziende provenienti dal settore dell’industria, ben il 13%. Seguono le imprese del commercio (il 9%), dei servizi (8%) e dell’edilizia (4%).

Non mancano le PMI che dichiarano di non aver avuto bisogno di richiedere alcun prestito nel corso dell’anno: il 56% sono società di capitali, il 46% le aziende con fatturato sopra il milione ed il 29% quelle appartenenti alla fascia dai 50.000 al milione.

Interessante anche il focus sulle imprese femminili, che fa emergere importanti divergenze rispetto ai dati analizzati: tra queste infatti il 51% si sono rivolte al fido ed il 57% alle carte di credito, quelle che non hanno avuto bisogno di richiedere un prestito sono invece soltanto il 10%.

Le risorse sono state utilizzate dalle aziende al femminile soprattutto per migliorare l’e-commerce e assumere nuovo personale. La motivazione dell’urgenza emerge maggiormente rispetto alle altre imprese intervistate: il 10% dichiara di voler richiedere un prestito entro 3 mesi, il 33% entro 6 mesi e il 22% entro l’anno.

Dati che evidenziano la volontà di ripartire e riprendere ad investire nonostante le difficoltà del contesto geopolitico e macroeconomico attuale e le incertezze del futuro.

Ma soprattutto emerge una nuova consapevolezza da parte degli imprenditori e delle imprenditrici italiane sulla necessità di investire in digitalizzazione, strumenti tecnologici, e risorse umane, fattori indispensabili per porre basi solide per la crescita aziendale.

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