Come l’AI potrebbe aiutare a ridurre le disuguaglianze

Come l’AI potrebbe aiutare a ridurre le disuguaglianze

L’AI, o meglio, Intelligenza Artificiale, ormai è utilizzata in tanti e diversi ambiti, con l’obiettivo di migliorare la qualità della nostra vita, consentendoci di trovare soluzioni sempre nuove per risolvere una grande quantità di problemi: dalla finanza, ai trasporti, fino alla pubblica amministrazione e al mondo aziendale, sono sempre di più le imprese che hanno introdotto o stanno introducendo sistemi di AI per lo sviluppo dei propri processi aziendali.

Ma se usassimo l’Intelligenza Artificiale anche per ridurre le disuguaglianze?

Per analizzare al meglio l’argomento, ci serviamo di un interessante post di Inc.com, nel quale la città di New York si sta dotando di sofisticati sistemi di AI per ridurre problemi di questo tipo.

Infatti, lo scorso maggio, il sindaco di New York, Bill De Blasio, ha riunito una task force per esaminare come i diversi dipartimenti della città utilizzino gli algoritmi per prendere le decisioni. In un rapporto che dovrebbe essere pubblicato alla fine del 2019, la task force determinerà se gli algoritmi sono “giusti”, “responsabili” ed “equi”.

Ma perchè si parla di equità?

Il mondo degli algoritmi è molto più complesso di quanto pensiamo. Se guardiamo alla Grande Mela, tutte o quasi le decisioni sono prese sulla base degli algoritmi: questi decidono chi è stato approvato per un mutuo sulla casa, chi riceve un colloquio di lavoro, e anche chi può usufruire della libertà condizionata, e presto l’IA potrebbe decidere quali studenti ammettere alle facoltà universitarie. Se i pregiudizi che nascondono all’interno delle funzioni di base della società continuano a non essere controllate, le comunità che sono già svantaggiate oggi, potrebbero essere ancor di più bloccate in futuro. Per risolvere il problema si sta guardando al settore privato, il quale sta studiando delle soluzioni più promettenti.

Ad esempio Kabbage, una piattaforma di prestito online per piccole imprese, consente oggi di eliminare pregiudizi e concedere prestiti in base alle prestazioni di business in tempo reale. Infatti fino a questo momento negli USA solo il 38% delle piccole imprese è di proprietà di donne e 28% delle minoranze, proprio per la difficoltà, tra le altre cose, di ricevere un prestito utile allo sviluppo del proprio business. Con questa soluzione, di conseguenza, si vede una percentuale più alta di concessione prestiti a queste categorie rispetto alla media nazionale, proprio perché gli algoritmi della società non considerano informazioni quali razza e genere.

Le disuguaglianze in rete

Ma la disuguaglianza è anche in rete, e purtroppo episodi di odio razziale e fake news riguardanti le minoranze etniche sono all’ordine del giorno. Ed ecco che Microsoft sta lavorando ad una soluzione utile ad individuare sul web e riconoscere mediante AI, post e contenuti che inneggiano all’odio e alla disuguaglianza. Il ricercatore senior Rich Caruna afferma che lo strumento mira ad automatizzare il rilevamento dell’ingiustizia in un momento come questo in cui sono pochi, in questo campo, che possono valutare trasparenza, intelligibilità o spiegazioni fornite dagli algoritmi AI.

Le conseguenze degli algoritmi distorti

Gli output algoritmici distorti potrebbero sembrare innocui, ma le loro conseguenze sono invece molto reali e pericolose: un piccolo imprenditore meritevole non può ottenere un prestito oppure ad una madre single che cerca di sostenere la sua famiglia, può essere negato un colloquio di lavoro.

Per eliminare però da subito il problema della distorsione delle informazioni sulle quali si basano gli algoritmi, occorre lavorare su startup low-tech, le quali lavorano appunto sul lato umano dell’Intelligenza Artificiale, per fare in modo da eliminare queste distorsioni nei risultati e consegnare dati puliti e oggettivi.

 

In un momento come questo, la Tecnologia deve venirci incontro e non essere d’ostacolo allo sviluppo del genere umano, per un mondo più equo e giusto.

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