Come la gamification può migliorare le startup

In Italia si sente sempre più parlare di Startup, termine con cui si intende una organizzazione di recente creazione che ha tra i suoi obiettivi quello di diventare una grande impresa. Al giugno del 2019, secondo i dati erogati da Info Data ilSole24Ore, le startup iscritte al Registro delle Imprese in Italia erano circa 10.630, in aumento dell’1,8% rispetto al giugno dell’anno precedente. Il valore di produzione, nel lasso di dodici mesi, ha sfiorato gli 1,2 miliardi di euro. Si tratta, anzitutto, di organizzazioni a carattere innovativo.

Nello specifico, a settembre 2019 le startup innovative sul nostro suolo sono state 2.576: dalla loro hanno di sicuro il vantaggio di una costituzione totalmente digitale e di una gratuità praticamente estesa.

Startup di successo, l’esempio di Snapback

Tra innovazione e progresso, esistono startup di grande successo sul nostro territorio. Se ne cita una per tutte: Snapback, innovativa e funzionale per la vita di tutti i giorni. Nata dall’idea di un gruppo di ragazzi italiani, capitanati da Giuseppe Morlino, si tratta di un software che, col patrocinio di Apple, va a migliorare l’utilizzo degli smartphone. Praticamente si usa il cellulare senza l’uso del touch e della vista. Il progetto inizialmente è nato come mezzo di sicurezza alla guida ma oggi ha già allargato il suo raggio di azione.

Infatti, il team è già a lavoro per implementarne le funzioni: sbloccare, per esempio, il cellulare tramite schiocchi di dita e comandi vocali. Insomma un’idea semplice, considerando che il cellulare è oggi mezzo di consumo per tutti, quasi mezzo vitale per la sopravvivenza. Eppure geniale, nella sua semplicità, questo concept che rende molto bene l’idea di startup, coniugata a innovazione e tecnologia.

Startup e gamification, che relazioni?

In ottica startup, entra in gioco anche la gamification: fortunato neologismo inventato, per caso, dal web designer statunitense Jesse Schell nel 2010, oggi rappresenta non un percorso innovativo ma di certo il principale approccio motivazionale più adottato nel mondo del lavoro.

Che cosa è la gamification? Anzittutto, il termine si collega alle dinamiche meccaniche legate al mondo del gioco, che è un po’ il deus ex machina del concetto. Oggi invece è un approccio, spesso efficiente, che aiuta il cliente o il dipendente a compiere operazioni, dietro riconoscimento di un bonus premiale. Il boom della gamification è avvenuto agli inizi del 2000 e oggi le aziende, piccole o grandi, hanno un’impronta ben definita nella gamification. Comprese, dunque, anche le startup.

Basti pensare al mondo dei manager, per rendere l’idea: oggi il lavoro manageriale è strettamente collegato alla gamification, in termini di intensità, qualità e quantità.

Gamification, l’esempio del mondo dei giochi (e delle slot)

Come poc’anzi detto, la gamification ha le sue basi nel mondo dei giochi. Numerose ricerche hanno infatti evidenziato come il cervello di un essere umano, impegnato in una fase ludica, rilascia dopamina, ovverosia la quintessenza del piacere, essendo il neurotrasmettitore cerebrale addetto alla stimolazione di questo determinato aspetto. Secondo Scientific American, rivista di settore, le ricompense digitali provocano determinati effetti sugli individui, attivando dei fattori sociali, nello specifico tre.

Si tratta, nell’ordine, di autonomia, valore e competizione. Tre stimoli diversi ma convergenti. Era possibile che tutto ciò provenisse dal mondo dei giochi? Della serie chi l’avrebbe mai detto. Per meglio comprendere la gamification può essere fatto un parallelo con la evoluzione 2.0 delle slot machine online, che hanno scalzato le classiche di un tempo e che sono andate ad accomunarsi ai videogiochi grazie ad una serie di skills che ne contraddistinguono il DNA. Il giocatore, immerso in una esperienza totalizzante, è spinto a dare il massimo sia dal punto di vista di autonomia, sia da quello delle motivazioni. Sarà per questo che ormai l’industria mondiale spinge perennemente verso la gamification.

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