Capital Venture Monitor: il modo nuovo per misurare l’ecosistema startup

AIFI lancia il Capital Venture Monitor: vediamo come funziona

Il tema startup è da sempre a centro della scena economica mondiale. In Italia qualcosa comincia a muoversi, ma non così velocemente come accade negli altri paesi, europei e del mondo più sviluppati. I motivi sono da ricollegarsi ad un gap culturale e anche economico, oltre che infrastrutturale e burocratico che non ci permette di sviluppare l’ecosistema delle startup in Italia, che comunque ancora oggi avrebbe bisogno di una spinta ulteriore per lanciarsi con maggiore decisione sulla scena internazionale.

Per cercare di misurare l’andamento e lo sviluppo dell’ecosistema delle startup in Italia ci viene in aiuto AIFI, l’associazione italiana del private Equity che lancia il Capital Venture Monitor, un indice che misura le determinanti del venture capital.

Anna Gervasoni, direttore generale di AIFI ha così commentato la notizia:

«L’esigenza è anticipare quelle che saranno le tendenze del venture capital e dare un quadro ai policy maker anche sull’efficacia delle misure a favore dell’innovazione».

Quest’indice è stato sviluppato per tenere conto di 4 variabili distinte:

  • L’ andamento del segmento del venture capital;
  • L’evoluzione del contesto scientifico-tecnologico;
  • L’evoluzione dell’ambiente universitario;
  • Analisi del mercato italiano digitale;

capital venture monitor

Il peso maggiore (50%) è dedicato agli investimenti di capitale di rischio, seguito dal contesto scientifico. Che vuol dire numero di brevetti, spesa per la ricerca scientifica e tecnologica di base e applicata e accesso ad internet e numero delle startup innovative. Per il 10% contribuiscono i parametri legati al numero di progetti finalisti alle fasi finali di PNI e ai laureati in Italia (Università). E per un altro 10% viene preso in esame il fatturato del commercio elettronico e un indicatore che misura il grado di competenze digitali degli utenti internet.

L’insieme di questi elementi aiuta a definire meglio il contesto nel quale il nostro paese opera nell’ambito delle startup. Il risultato di quest’indice ad oggi è 107, relativo all’anno 2016, che supera il 100 del 2015. Quest’indice verrà aggiornato ogni anno per poter valutare il grado di sviluppo dell’ecosistema nei prossimi anni.

«L’Italia ha un elevato potenziale di innovazione e una buona capacità di ricerca, abbiamo fino a poco tempo fa investito poche risorse sul cosiddetto technology transfer che è l’anello di congiunzione tra ricerca e impresa. Ora l’attenzione delle istituzioni c’è e si stanno sviluppando interessanti esempi di uffici di technology transfer spesso collegati ai sistemi universitari italiani di eccellenza che sono attivi i in Italia e ben posizionati a livello internazionale in termini di risultati di ricerca», ha affermato la Gervasoni. 

Staremo a vedere ciò che accadrà, ma siamo sicuri che qualcosa pur se lentamente in Italia sta crescendo.

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