API economy: la tecnologia invisibile dietro Sanremo, Google Maps e l’e-commerce. Il caso Openapi
API economy: la tecnologia invisibile dietro Sanremo, Google Maps e l’e-commerce. Il caso Openapi, nel post a cura di StartUp Mag
Il Festival di Sanremo è iniziato e milioni di italiani voteranno via SMS o app il proprio artista preferito. Un gesto semplice, quotidiano. Così come quando utilizziamo Google Maps per trovare il percorso migliore o quando acquistiamo online e il sistema compila automaticamente i dati fiscali per la fattura.
Dietro ognuna di queste azioni c’è una tecnologia invisibile ma fondamentale: le API (Application Programming Interface). Veri e propri “mattoni digitali” che permettono a software e piattaforme diverse di dialogare tra loro, automatizzando controlli, scambi di dati e operazioni che altrimenti richiederebbero passaggi manuali e fornitori multipli.
API economy: un mercato da 14,2 trilioni di dollari
L’“API economy” è sempre più una leva economica e competitiva globale. Si stima che entro il 2027 l’impatto economico mondiale delle API arriverà a 14,2 trilioni di dollari.
A spingere ulteriormente il settore è anche l’intelligenza artificiale: entro il 2026 oltre l’80% delle imprese avrà utilizzato API o modelli di AI generativa in produzione. Le API sono infatti il ponte che consente ai sistemi di AI di accedere a dati, verificare informazioni e interagire con servizi esterni.
Eppure, per molte aziende italiane ed europee, l’accesso a questi servizi resta frammentato e spesso dipendente da fornitori extra-UE. Un tema che si intreccia con quello della sovranità digitale: oggi la maggior parte dei dati occidentali è ospitata su infrastrutture statunitensi, mentre cresce la preferenza per provider con server e certificazioni UE, considerati più affidabili in termini di controllo e sicurezza.
Openapi: l’hub italiano per l’accesso alle API
In questo scenario si inserisce Openapi, marketplace europeo di API che aggrega oltre 400 servizi digitali. Tra questi: visure camerali e catastali, verifica di email e numeri di telefono, servizi postali e informazioni sui veicoli per i principali Paesi europei.
Nata nel 2013 sviluppando API per progetti verticali come Ufficio Postale e Ufficio Camerale, Openapi ha trasformato quell’esperienza in una piattaforma unica che consente alle aziende di integrare servizi certificati senza moltiplicare fornitori e contratti.
“Le API sono il modo più semplice per far dialogare servizi diversi senza ricostruire tutto da zero; la vera sfida è renderle accessibili, chiare e affidabili”, spiega Alessandro Mollicone, CMO di Openapi. “Il nostro obiettivo è quello di mettere ordine in un mercato spesso frammentato e semplificarlo. Come? Con un unico ambiente, prezzi trasparenti e accessibili per tutti. In questo modo le aziende possono automatizzare processi reali senza moltiplicare fornitori e burocrazia.”
Come funziona il marketplace Openapi
Dal punto di vista operativo, la piattaforma adotta un modello a consumo, con prezzi chiari e accesso immediato alla documentazione tecnica. Questo permette alle aziende di testare e integrare i servizi senza vincoli contrattuali complessi, scalando solo quando necessario.
“La piattaforma è pensata per essere utilizzata non solo da grandi aziende o multinazionali ma anche da team piccoli o non altamente specializzati, grazie a un’interfaccia e a una documentazione progettate per ridurre le barriere tecniche”, sottolinea Mollicone.
Di recente, Openapi ha introdotto anche strumenti che consentono di dialogare con i servizi attraverso i principali sistemi di intelligenza artificiale, ampliando ulteriormente le possibilità di utilizzo e integrazione.
Un elemento centrale è l’attenzione alla qualità e all’affidabilità: Openapi opera secondo standard europei in materia di sicurezza, gestione dei dati e qualità del servizio, supportati da certificazioni riconosciute a livello internazionale.
I numeri della crescita
Nel 2025 Openapi ha registrato una crescita del fatturato del +54% rispetto al 2024, gestendo 309.436.546 richieste API e superando 16.550 utilizzatori distribuiti in decine di Paesi.
Numeri che dimostrano come le API siano ormai integrate nei processi quotidiani di aziende appartenenti a settori molto diversi tra loro. Dalla GDO al fintech, i servizi Openapi sono diventati infrastruttura abilitante.
Esempi concreti: GDO, B2B, Fintech
Nella GDO e nel retail, la verifica della Partita IVA in tempo reale consente di compilare automaticamente i dati corretti in fase di checkout o fatturazione, riducendo errori e attività manuali. A questi si affiancano servizi di messaggistica SMS per registrazioni, conferme e programmi fedeltà.
In ambito B2B, l’arricchimento dati a supporto dei CRM, come HubSpot, permette di qualificare i contatti e prioritizzare le attività commerciali in modo automatizzato.
Nel fintech e nel banking, le API sono utilizzate per la verifica dell’identità, la firma digitale dei contratti, l’accesso ai documenti aziendali ufficiali e i controlli Antiriciclaggio (AML) e antiterrorismo (CFT). Processi che, senza automazione, richiederebbero tempi lunghi e maggiore esposizione al rischio operativo.
Perché l’API economy è strategica per le startup
Per le startup e le PMI innovative, le API rappresentano una leva fondamentale: permettono di costruire prodotti complessi integrando servizi esistenti, riducendo tempi di sviluppo e costi infrastrutturali.
In un mercato sempre più orientato a modularità e interoperabilità, chi controlla l’accesso ai servizi digitali controlla anche la velocità di innovazione.
Il caso Openapi mostra come anche in Europa sia possibile costruire un’infrastruttura API solida, trasparente e orientata alla sovranità digitale.
Dietro un voto a Sanremo o una fattura online si nasconde un ecosistema di interfacce, controlli e scambi dati. L’API economy non è solo un trend tecnologico: è l’ossatura invisibile dell’economia digitale contemporanea.

