Adriano Olivetti, bio dell’imprenditore italiano

Adriano Olivetti, bio del famoso imprenditore italiano che ha rivoluzionato il settore dell’elettronica

Quando oggi pensiamo al mondo dell’elettronica, la nostra mente viaggia veloce a marchi americani ipertecnologici e ad altre realtà in giro per il mondo. Ma se guardiamo alla storia dell’Elettronica del ‘900, questa è legata alla figura di un italiano e della sua omonima azienda. Stiamo parlando di Adriano Olivetti, imprenditore, ingegnere e politico, una delle figure più importanti dell’imprenditoria italiana del secolo scorso, scomparso forse troppo presto. Una figura che non è riuscita a trovare un testimone capace poi di mantenere le attese da esso stesso create.

Guardiamo insieme la vita e la carriera di Adriano Olivetti, nel post dedicato agli imprenditori famosi, a cura del nostro portale. Bentornati su StartUp Mag!

Adriano Olivetti, gli inizi

Adriano Olivetti nasce ad Ivrea, città della regione Piemonte, l’11 aprile del 1901. Suo padre, Camillo Olivetti, è stato colui che ha fondato la Ing. C. Olivetti & C, oggi appartenente al gruppo TIM, la prima azienda italiana a produrre macchine da scrivere.

Tra padre e figlio vi è un rapporto per metà conflittuale e per l’altra metà di condivisione delle idee politiche e imprenditoriali. Adriano si laurea in ingegneria chimica presso il Politecnico di Torino e nel 1926, dopo un soggiorno negli States per imparare di più sull’organizzazione aziendale, decide di entrare nell’azienda di famiglia.

Iniziando dal basso come operaio, forse per comprendere meglio cosa significa il sacrificio e comprendere bisogni e necessità degli operai, diviene in seguito direttore della Società Olivetti nel 1932, anno in cui lancia la prima macchina da scrivere portatile chiamata MP1. Diviene poi presidente della compagnia nel 1938.

Sono anni terribili di guerra, e Adriano si schiera contro il regime fascista. Durante la Guerra si nasconde in Svizzera, dove si mantiene in contatto con la Resistenza.

Nel secondo dopo-guerra il boom economico

Dopo la guerra Adriano Olivetti torna in Italia e, grazie anche al boom economico seguito alla fine del conflitto, la sua azienda diviene la prima al mondo nella produzione di articoli per ufficio. Ma lui continua a sperimentare metodi di lavoro e di impresa innovativi per l’epoca e mettere a punto nuovi prodotti, capaci di incontrare il consenso in Italia e all’estero. Diviene un sostenitore del federalismo italiano ed europeo.

Nel 1955 Adriano Olivetti vince il Compasso d’Oro, attribuito con il primo “Gran Premio Nazionale”, attribuitogli per la sua influenza nell’industria e nel design italiano. Ma non solo industria e mondo d’impresa, ma anche urbanistica. Adriano Olivetti infatti si interessa di Matera e alla realizzazione del borgo La Martella.

L’urbanistica è solo una delle tante passioni di Olivetti, che è appassionato anche di storia, filosofia, letteratura e arte. Insomma un vero uomo di cultura, che comprende quanto sia importante la soddisfazione degli operai e delle risorse umane che lavorano nella sua azienda. Ed è così che fonda a Pozzuoli, frazione di Napoli, una fabbrica di macchine da scrivere che diviene più produttiva di quella principale ad Ivrea. Il motivo risiede nell’alto grado di soddisfazione dei dipendenti, ai quali è assegnato un salario più alto della media e un’assistenza ai familiari.

Il lavoro di Olivetti viene anche premiato nel 1957, quando la National Management Association di New York premia Adriano per la qualità del suo lavoro nell’ambito della direzione d’azienda.

Una nuova esperienza in fabbrica, che coniuga produttività e benessere del lavoratore

Una delle principali intuizioni di Olivetti riguarda una nuova politica imprenditoriale, tesa a trovare un equilibrio tra profitto e benessere dei lavoratori. Ci spingiamo a dire che probabilmente Olivetti porta le sue idee nell’esperienza dell’azienda dell’epoca, mutando quella che era l’organizzazione del lavoro e la vita all’interno dell’azienda.

Infatti, Adriano Olivetti migliora l’efficienza aziendale e la produttività, lavorando sulla soddisfazione del lavoratore e ad una condivisione delle conoscenze/know how mediante una diversa organizzazione dell’ambiente lavorativo, dove l’operaio condivide gli stessi spazi con il manager, in un’atmosfera di condivisione assoluta, che oggi è propria delle grandi aziende americane, soprattutto in quelle operanti nella Tecnologia e nel mondo dell’Innovazione.

Ed è così che i lavoratori percepiscono uno stipendio più alto della media, hanno accesso ad una serie di servizi utili a migliorare la qualità della propria vita. Vengono così assegnate inoltre abitazioni vicino al luogo di lavoro così da ridurre lo stress ed eventuali ritardi, e allo stesso modo vengono ideati degli asili per i figli di dipendenti. Anche l’organizzazione della fabbrica è diversa: i lavoratori condividono gli stessi spazi del top management (in un ambiente stimolante e creativo) e vengono organizzati eventi utili ad arricchire la loro vita, stimolandone la creatività. Ed è così che vengono di sovente invitati in azienda artisti per alleggerire il carico di lavoro e rendere più stimolante la vita routinaria del lavoratore. I dipendenti inoltre, durante le pause, possono liberamente studiare nelle biblioteche messe a disposizione dall’azienda, seguire dibattiti e concerti organizzati per loro.

Adriano Olivetti crede nell’idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, ma soprattutto tra produzione e cultura.

La morte di Adriano Olivetti

Purtroppo Adriano Olivetti scompare improvvisamente il 27 febbraio del 1960 per un’emorragia cerebrale mentre si reca in Svizzera. Al momento della morte, l’azienda da lui diretta vanta 36.000 dipendenti, di cui la metà all’estero. La Olivetti dopo la morte del suo principale esponente (e di quella del suo sviluppatore Mario Tchou, avvenuta un anno più tardi) vive un periodo di declino che chiude così la stagione dell’elettronica italiana e del cambiamento nell’organizzazione aziendale. Ma persino oggi, a oltre 60 anni dalla sua morte, sono in molti a prendere ancora spunto dalle sue idee innovative. Non è certo un caso.

Chiudiamo con una delle sue massime più famose, che recita così:

“La nostra Società crede nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, crede che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto.”

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